“Judica me Deus”: il canto del tempo di Passione.

Gli ultimi 15 giorni della Quaresima prendono il nome di “Tempo di Passione”. Ma:

Quare Passio duabos hebdomadis celebratur”?

(Perché la Passione si celebra per due settimane?).

Dal VII secolo, col diffondersi del culto della Santa Croce e il decadere dell’antica prassi catecumenale, si cominciò a sottolineare maggiormente il tema della sofferenza di Cristo proprio negli ultimi giorni quaresimali arrivando ad una vera e propria liturgia De Passione (Della Passione) . Ciò sostituì il tema tradizionale di preparazione al Battesimo che sarebbe stato in continuità con le precedenti domeniche quaresimali.

Quindici giorni corrispondono a 2 settimane, una dualità che veniva interpretata cristologicamente: “quia Dominus a duobus et pro duobus populis passus est” (poiché il Signore ha sofferto a causa e per due popoli): quello dell’Antica Alleanza e quello della Nuova Alleanza ovvero per la sua Chiesa.

Le Liturgie del tempo della Passione hanno il loro preludio già nei giorni che precedono la Domenica.

Alla Feria sexta (il Venerdì) della quarta settimana si faceva memoria proprio di:

 

Iesus ergo ante sex dies Paschae venit Bethaniam, ubi erat Lazarus, quem suscitavit a mortuis Iesus

(“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti”. Gv 12, 1)

e, nel Vespro, si intonava l’Antifona:

Lazarus amicus noster dormit eamus et a somno excitemus eum

(“Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; andiamo a svegliarlo dal sonno” Gv 11,11).

Il giorno seguente, ovvero il Sabato della quarta settimana, si meditava:

Collegerunt ergo pontifices et pharisaei concilium et dicebant: “Quid facimus, quia hic homo multa signa facit?”

(“Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni”. Gv, 11,47)

e, nel Vespro, si poteva ascoltare proprio l’inizio dell’Ufficio della Passione che vedeva la Chiesa

cantans alta voce: Vexilla regis prodeunt”.

(che cantava ad alta voce: “Avanzano i vessilli del Re”).  

Gli inni di Venanzio Fortunato: Vexilla regis (I vessilli del Re) e Pange lingua (Canta o lingua), ed altre composizioni esaltanti la Croce chiudevano sia la preghiera vespertina che quella di Compieta.

La contemplazione e venerazione della Croce assumeva un tono illuminato dalla spiritualità cristiana per cui non si trattava di rivivere la sofferenza ma di ricevere proprio la lezione che da essa ci è donata ovvero un’offerta di “quiete” per ogni nostra passione.

Nella Liturgia il testo del Vexilla regis sembrava proprio risuonare dopo la bellissima Antifona:

Ego sum lux mundi qui sequitur me non ambulabit in tenebris sed habebit lumen vitae dicit dominus

(“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita, dice il Signore”. Gv 8,12).

Antiphonarium ad usum Sancti Mauri Fossatensis

In questi giorni il canto della Chiesa, descritto da Guglielmo di Auxerre, assume i toni di una dolcissima esortazione:

Venite ad Vexillum crucis christi, qui dulcificat passiones et amaritudines nostras, quod significatum est in ligno proiecto in aquas marath.

(Venite al Vessillo della Croce di Cristo, che rende dolce ogni sofferenza e amarezza della nostra vita e che è prefigurato in quel legno gettato [da Mosè] nelle acque di Mara (Es 15,25)

Il vero e proprio Ufficio della Passione, quello che sarebbe durato per due settimane, si apriva con l’Invitatorio:

St. Gallen, Stiftsbibliothek / Cod. Sang. 388 – Antiphonary / p. 171

Hodie si vocem Domini audieritis, nolite obdurare corda vestra

(Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite i vostri cuori. Sal 94,8).

Si tratta dell’esplicita chiave di lettura con cui vivere la Liturgia di questi giorni: l’ascolto della Vox Christi ad Ecclesiam (Voce di Cristo alla Chiesa) che risuona in ogni testo e suono delle celebrazioni.

Il primo Responsorio, la cui vocale iniziale veniva spesso evidenziata con miniature,

Isti sunt dies

(“Questi sono i giorni”. Lv 23,4)

canta, non priva di slancio, in un settimo modo proprio per simboleggiare in quel 7:

quietem, que datur per crucem, sicut habetur in evangelio: -qui vult uenire post me, abneget semet ipsum et tollat crucem suam et sequatur me ad quietem-

(la quiete che è donata con la Croce, così come leggiamo nel Vangelo: – chi mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua [alla quiete] –“. Mt 16,24).

Il testo è tratto dal libro del Levitico:

Hae sunt ergo feriae Domini, conventus sancti, quas celebrare debetis temporibus suis. Mense primo, quarta decima die mensis, ad vesperum Pascha Domini est. Et quinta decima die mensis huius sollemnitas Azymorum Domini est. Septem diebus azyma comedetis. Die primo erit vobis conventus sanctus; omne opus servile non facietis in eo, sed offeretis incensum Domino septem diebus. Die autem septimo erit conventus sanctus, nullumque servile opus facietis in eo ”.

(“Queste sono le solennità del Signore, le sante convocazioni che proclamerete nei tempi stabiliti. Il primo mese, al quattordicesimo giorno, al tramonto del sole sarà la Pasqua del Signore; il quindici dello stesso mese sarà la festa degli azzimi in onore del Signore; per sette giorni mangerete pane senza lievito”. Lv 23,4-6).

È il racconto dell’istituzione del precetto della celebrazione della Pasqua ebraica,

Et quia incipit officium de passione, ut ostendat ecclesia christum esse significatum per agnum, cantat in nocturnali officio: Isti sunt dies.

(È poiché inizia l’Ufficio della Passione, [la Chiesa] canta nella preghiera della notte il Responsorio: “Questi sono i giorni” per mostrare come Cristo sia significato attraverso quell’agnello).  

Ed è lo stesso Cristo a ridonare la vita a Lazzaro proprio in sexta feria (il sesto giorno), quando, “fuit luna prima et ista fuit prima dies primi mensis” (c’era la luna nuova ed era il primo giorno del primo mese).

I Responsori di tutta questa quindicina cantano, attraverso la loro modalità, un insegnamento sulla Passione:

se del I modo: “ad ostendendum singularitatem passionis” (per mostrare la singolarità della Passione)

se del II modopropter contumeliam verborum et factorum” (per le offese di parole e azioni).

se del III modopropter liberationem de tribus hostibus: diabolo, malis et morte” (per la liberazione dal triplice nemico: il Diavolo, il male e la morte)

se del IV modopropter formam crucis” (per la forma della Croce).

se del V modopropter quinque vulnera” (per le 5 ferite)

se del VI modopropter diem et horam passionis” (per il giorno e l’ora della Passione)

se del VII modopropter quietem, que habetur per crucem (per il riposo che è donato con la Croce)

se del VIII modopropter resurrectionem” (per la Risurrezione).

L’Ufficio Notturno prepara la Messa dove continua l’interpretazione cristologica del repertorio liturgico. Cristo grida al Padre il suo dolore, la sua innocenza, il desiderio di abbandonarsi alla sua volontà. Rievocare tali momenti di sofferenza, proprio attraverso la voce dell’uomo dei dolori, porta a sopprimere, in queste due settimane, la dossologia in alcuni momenti.

In officio enim de passione non cantatur gloria, in responsoriis et introitu

(Nell’Ufficio della Passione non si canta il Gloria nei Responsori e nell’Introito).

Introitus autem incipit ab oratione domini in passione: -iudica me, deus-

(L’Introito inizia con la preghiera del Signore nella Passione: “Giudicami o Dio”. Sal 42,1).

In questa preghiera al Padre, Cristo chiede alcuni doni per affrontare l’ora della Passione.

De quarto tono propter formam crucis, vel propter quatuor, que petuntur, scilicet iudicium, discretio, liberatio, fortitudo

(Appartiene al quarto modo per la forma della Croce o per le 4 cose che sono chieste: giudizio, discrezione, liberazione e forza). Il testo, nella sua interezza, dice:

Judica me deus et discerne causam meam de gente non sancta ab homine iniquo et doloso eripe me quia tu es deus meus et fortitudo mea

(“Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente spietata, liberami dall’uomo iniquo e fallace perché tu sei il mio Dio e la mia Forza” Sal 42, 1-2).

Il Verseto:

“Emitte lucem tuam, et veritatem tuam: ipsa me deduxerunt, et adduxerunt in montem sanctum tuum”.

(“Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore”. Sal 43,3)

si ricollega al tema della “luce” cantato nel Vespro del sabato. Solo con l’illuminazione divina (lucem tuam) è possibile vedere oltre la sofferenza del mondo e tenere lo sguardo fisso ai premi eterni: le realtà celesti che ci attendo.

La lectio (lettura) era presa dal capitolo 9 della lettera agli Ebrei:

“Christus assistens pontifex futurorum bonorum amplius et perfectius tabernaculumnon manufactum, id est non huius creationis, neque per sanguinemet hircorum et vitulorum sed per proprium sanguinem introivit semel in Sancta, aeterna redemptione inventa”.

(“Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”. Eb 9, 11-12)

La lettura mostra l’efficacia della Passione che ha fatto entrare Cristo nel Sancta Sanctorum (Santo dei Santi) donando anche a noi la possibilità della redenzione. Ma nel Santuario “non omnes intrabunt, nisi qui eius faciunt voluntatem dei” (non entreranno tutti se non chi fa la volontà di Dio). Proprio per questo alla Lettura segue il suo Responsorio graduale:

Eripe me domine de inimicis meis doce me facere voluntatem tuam”

(“Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido. Insegnami a compiere il tuo volere,
perché sei tu il mio Dio”.
Sal 142,9-10).

“Et est tercii toni propter liberationem a triplici inimico per uirtutem trinitatis”.

(ed appartiene al terzo modo per la liberazione dal triplice nemico per la potenza della Trinità). Il riferimento al numero 3 potrebbe includere anche le tristrofe presenti nella melodia.

Il Tratto:

Saepe expugnaverunt me a iuventute mea”.

(“Molto mi hanno perseguitato dalla mia giovinezza” Sal 128,1)

Octavi toni ad significandum, quod huiusmodi tribulationes veniunt super nos, ut simus memores alterius vite

(Dell’ottavo modo per significare che quando ci capitano tribolazioni di tal genere dobbiamo ricordarci della vita eterna [che ci attende]).

La pericope del Vangelo che si proclamava era quella della contumelia dei Giudei (Gv 8,13-59) in cui si accusava Gesù di essere posseduto e alla quale Egli rispose:

“Ego daemonium non habeo, sed honorifico Patrem meum, et vos inhonoratis me”.

(“Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate“. Gv 8,49)

La Chiesa vuole dissociarsi dall’offesa che i Giudei arrecano al Signore e lo fa proprio nell’Offertorio:

Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo”

(“Professerò la mia fede in Te, o Signore, con tutto il mio cuore”. Sal 118,7)

ipsi dicunt: -demonium habes-, sed ego: -confitebor tibi domine-.

Primo tono, quia soli deo confitendum est.

([I Giudei] dicono: “ha un demonio” ma io: Professerò la mia fede in Te Signore. Ed appartiene al primo modo perché solo in Dio si deve riporre la fiducia.)

L’ultimo canto della Messa è il Communio:

Hoc corpus quod pro vobis tradetur hic calix novi testamenti est in meo sanguine dicit dominus hoc facite quotiescumque sumitis in meam commemorationem

Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me“. 1Cor 11,24-25).

Et incipit eam sacerdos ad ostendendum, quod magnus sacerdos mutavit sacrificium vetus in novum sacrificium. 

De octauo tono, quia illud sacrificium est sacrificium immutabilitatis, que perficietur in paradiso, quando resurgemus.

(Attraverso l’antifona di Comunione, i sacerdoti possono mostrare come [Cristo], Sommo Sacerdote, mutò l’antico sacrificio nel nuovo.

Ed appartiene all’ottavo modo poiché quel sacrificio è un sacrificio immutabile che sarà completato in Paradiso, quando risorgeremo).

2 pensieri riguardo ““Judica me Deus”: il canto del tempo di Passione.

  1. grandioso! Offertorio: anche una profezia della risurrezione: retribue servo tuo (clivis corsiva!): VIVAM et custodiam …..

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: