Dall’ora di Prima all’Angele Dei: una grammatica dell’affidamento

Due preghiere, una stessa intuizione
Tra le preghiere più semplici e amate della tradizione cristiana c’è l’Angele Dei (“Angelo di Dio”). Molto meno conosciuta è invece un’orazione dell’antico ufficio latino, legata a quella che si chiamava ora di Prima, cioè la preghiera del mattino che segnava l’inizio della giornata operosa. Le due formule non sono la stessa cosa e non appartengono allo stesso registro: una è una preghiera liturgica dell’ufficio, l’altra è una preghiera devozionale breve e popolare. Eppure, accostate, fanno emergere una profonda affinità: entrambe chiedono che il giorno non sia vissuto da soli, ma sotto una guida.
I due testi
Dirigere et sanctificare, regere et gubernare dignare, Domine Deus, Rex caeli et terrae, hodie corda et corpora nostra, sensus, sermones et actus nostros.
(Degnati di dirigere e santificare, reggere e governare, Signore Dio, Re del cielo e della terra, oggi i nostri cuori e i nostri corpi, i nostri sensi, le nostre parole e i nostri atti.)
Angele Dei, qui custos es mei, me tibi commissum pietate superna, hodie illumina, custodi, rege et guberna. Amen.
(Angelo di Dio, che sei il mio custode, me, affidato a te dalla bontà divina, oggi illumina, custodisci, reggi e governa. Amen.)
Già a una prima lettura si sente la parentela. Nella preghiera di Prima si domanda a Dio di dirigere, santificare, reggere e governare. Nell’Angele Dei si chiede all’angelo di illuminare, custodire, reggere e governare. Cambiano la forma, il contesto e l’ampiezza. Ma il movimento interiore è molto simile: l’inizio del giorno viene affidato a una guida superiore.
Che cos’era l’ora di Prima
Oggi il nome di Prima dice poco a molti. Nell’antica Liturgia delle Ore era una preghiera del mattino, collocata quando la giornata ormai era cominciata e si stava per entrare nel lavoro, nei doveri, nelle occupazioni concrete. Non era quindi una preghiera mattutina in senso generico, ma una preghiera che aiutava a consegnare a Dio il giorno che stava per aprirsi nella sua parte più pratica. Proprio per questo la tradizione la collegò sempre più chiaramente alla santificazione del lavoro quotidiano.
Capito questo, si comprende meglio anche la sua orazione. Non parla soltanto dell’anima o dei buoni pensieri. Parla della persona intera che sta per vivere, parlare, ascoltare, vedere, lavorare, scegliere e agire.
I verbi della consegna
La prima cosa che colpisce è la serie dei verbi: dirigere et sanctificare, regere et gubernare (“dirigere e santificare, reggere e governare”). Non sono parole messe lì solo per solennità.
Dirigere significa chiedere orientamento: che il giorno non vada disperso.
Sanctificare significa domandare che ciò che è ordinario non resti semplicemente ordinario, ma sia vissuto davanti a Dio.
Regere indica il sostegno: l’uomo riconosce di non bastare a se stesso.
Gubernare è il verbo più forte: non dice solo aiuto, ma governo.
Il senso, allora, è molto semplice e molto serio: il cristiano non chiede solo che Dio benedica da lontano ciò che farà; chiede che il suo giorno sia guidato.
Il cuore, il corpo, i sensi, le parole, gli atti
Subito dopo viene ciò che forse è ancora più bello: corda et corpora nostra, sensus, sermones et actus nostros (“i nostri cuori e i nostri corpi, i nostri sensi, le nostre parole e i nostri atti”). Qui la preghiera diventa straordinariamente concreta.
Anzitutto il cuore: ciò che pensiamo, desideriamo, decidiamo, portiamo dentro. Ma subito dopo compare anche il corpo. La fede cristiana non parla a un’anima astratta. Parla a persone concrete, fatte di fatica, sensibilità, lavoro, salute fragile, ritmo quotidiano.
Poi vengono i sensi. È un punto finissimo. Tanti errori del giorno non cominciano nelle grandi decisioni, ma molto prima: nel modo in cui guardiamo, ascoltiamo, reagiamo, ci lasciamo attirare o trascinare. Chiedere a Dio il governo dei sensi significa domandare custodia già sulla soglia del cuore.
Dopo i sensi vengono le parole: sermones (“discorsi, parole”). Anche questo è molto realistico. La giornata si gioca anche nella bocca: nel modo di rispondere, di incoraggiare, di ferire, di dire il vero o di parlare a vuoto.
Infine gli atti: actus (“azioni”). E qui tutto si raccoglie. Il cuore, il corpo, i sensi e le parole si verificano nelle azioni concrete. La preghiera, dunque, non serve solo a “sentirsi bene con Dio”: serve a chiedere che la giornata, in ciò che davvero sarà vissuto, resti sotto la sua guida.
L’affinità con l’Angele Dei
A questo punto il confronto con l’Angele Dei diventa luminoso. Anche lì la forma è breve, semplice, immediata. Ma il nucleo è sorprendentemente vicino. Non si domanda una protezione generica. Si chiede luce (illumina, “illumina”), custodia (custodi, “custodisci”), sostegno (rege, “reggi”) e governo (guberna, “governa”). Anche lì, in fondo, il senso è questo: non lasciare che il giorno si regga soltanto su di me.
Naturalmente non è necessario affermare una derivazione diretta dell’una dall’altra. Questo non è dimostrato. Ma la loro affinità spirituale è evidente. Da una parte, la liturgia sviluppa con più ampiezza la consegna del giorno. Dall’altra, la devozione popolare ne custodisce il nucleo in una formula breve, facile da ricordare e da pregare.
Dalla liturgia alla vita quotidiana
Qui appare una cosa molto bella della tradizione cristiana: la pietà più semplice non nasce dal nulla. Spesso conserva, in forma breve e accessibile, una sapienza che la liturgia aveva pensato con maggiore ampiezza. L’Angele Dei può essere letto proprio così: come una forma semplice di quella stessa logica di affidamento che la preghiera di Prima esprime in modo più ricco e articolato.
La liturgia dice: affida a Dio il cuore, il corpo, i sensi, le parole, gli atti.
La devozione popolare dice: chiedi di essere illuminato, custodito, retto e governato.
Cambia la forma, ma non il centro.
Cominciare il giorno sotto guida
Forse è proprio questo che rende ancora oggi così vere queste preghiere. In un tempo in cui tutto spinge alla fretta, all’efficienza, all’autosufficienza, esse ricordano una verità elementare: il cristiano non chiede solo di fare bene le cose; chiede anzitutto di essere ben guidato nel farle. Non domanda soltanto aiuto per ciò che farà, ma affida la persona stessa che agirà.
Per questo, sia nella forma più ampia della preghiera di Prima sia nella semplicità dell’Angele Dei (“Angelo di Dio”), il giorno nasce davvero cristiano solo quando viene consegnato. Non si comincia da soli. Si comincia sotto guida.
