Sintonia, sinfonia, epifania

Leone XIV e la forma sonora della Chiesa

Sacrosanctum Concilium · Musica sacra · 19 agosto 2026

Nella catechesi del 19 agosto 2026, settima delle udienze dedicate a Sacrosanctum Concilium e la prima riservata per intero alla musica sacra, Leone XIV afferma che nella liturgia cantare e suonare significa pregare. Lo dice con un verbo che passa quasi inosservato: si prega sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio.

Poche righe dopo compaiono altre due parole. Il canto favorisce la comunione attraverso «la sinfonia delle voci», e diventa così «epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura».

01 Sintonia Un cuore accordato con Dio e con i fratelli.
02 Sinfonia Voci differenti dentro la medesima azione.
03 Epifania La comunione diventa sensibilmente percepibile.

Sintonia, sinfonia, epifania. La prima, a rigore, nel testo non c’è: c’è il gerundio, e il sostantivo lo ricaviamo noi. Il cuore, poi, si accorda con Dio e con i fratelli dentro la stessa frase, senza che un momento intimo preceda l’apertura agli altri. Le tre parole indicano allora un accordo, la sua esecuzione, la sua manifestazione: a ciò che ne emerge si può dare un nome, ecclesiologia sonora.

«Epifania della Chiesa, manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua stessa natura».

Leone XIV · Udienza generale, 19 agosto 2026
La musica sacra Udienza generale di Leone XIV
01

Sintonia

Sintonia è grecismo. Il Vocabolario Treccani la fa risalire a συντονία, glossato «accordo di suoni», composto di σύν e τόνος. Quella glossa è però già un esito. Nel greco antico συντονία vale anzitutto tensione, anche corporea, e poi intensità e applicazione della mente; accanto a questi valori il Liddell-Scott registra anche quello di accordo.

Sotto la nostra parola resta dunque qualcosa di più ruvido dell’andare d’accordo: l’essere tenuti insieme da una tensione comune. E τόνος, prima di indicare il tono in senso astratto, indica la tensione stessa: la corda tirata.

Una glossa carolingia
tonus id est sonus; unde tonitruum dicitur, quod sonus eius terreat

I glossatori latini del medioevo derivavano tonus altrimenti. Una glossa carolingia all’Ars Maior di Donato spiega: tonus id est sonus; unde tonitruum dicitur, quod sonus eius terreat. Il tono è il suono; di qui il tuono, perché il suo suono incute timore. Un’altra glossa allo stesso testo fa derivare tonos a tonando.

Fra quel gerundio e una glossa altomedievale a un manuale di grammatica, dove tonus designa l’accento della voce che parla, corrono mille anni e due lingue. Nel greco la tensione è anzitutto quella della corda; nella glossa latina il tono appartiene già a chi parla. È a questo punto che il tono passa alla voce.

02

Sinfonia

La sinfonia di cui parla Leone XIV non è uniformità delle funzioni. La catechesi cita Sacrosanctum Concilium 28, dove a ciascuno, ministro o fedele, è chiesto di compiere «tutto e soltanto» ciò che gli compete secondo la natura del rito, in quello che il Papa chiama l’armonico equilibrio fra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio.

La schola cantorum il Papa la definisce «strumento pastorale di cui si raccomanda la promozione»; già Musicam sacram 19 le affidava il compito di curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie e di favorire la partecipazione dei fedeli al canto.

Questa distribuzione delle voci non è una misura organizzativa, e i commentatori liturgici medievali la interpretavano di conseguenza. Guglielmo di Auxerre, nella Summa de officiis ecclesiasticis composta nei primi decenni del Duecento, osservava che l’antifona veniva intonata da uno e conclusa da molti, ab uno inchoatur antiphona et a pluribus finitur, e vi leggeva la carità, che comincia da uno, cioè da Cristo, e si consuma nelle sue membra.

Annotava che in alcune chiese l’antifona prima del Vangelo era intonata dal diacono e terminata dal coro, ut notetur caritas, e cantata senza melisma perché semplice dev’essere la carità che Dio comanda. Il graduale e l’alleluia spettavano ad alcuni; la sequenza si cantava tutti insieme, ut notetur concordia caritatis, e nella redazione di Cambrai la contrapposizione è dichiarata apertamente: ad alcuni il graduale, ad altri l’alleluia, all’intero coro la sequenza.

Per Guglielmo, chi cantava che cosa era già teologia.

La catechesi si chiude con Ignazio di Antiochia, che invita i cristiani a farsi coro, «armoniosi nell’accordo», per cantare al Padre. L’unità di quell’immagine è quella di voci che, accordandosi, restano distinte.

03

Epifania

La parola non nasce in agosto. Nella prima catechesi del ciclo, il 20 maggio 2026, Leone XIV aveva detto che ogni celebrazione diventa «una vera epifania della Chiesa in preghiera», riprendendo un’espressione di Giovanni Paolo II nella Vicesimus quintus annus.

Il soggetto, allora, era la celebrazione intera: la Parola proclamata, il Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, che insieme rappresentano il popolo convocato dal Padre e gli danno forma.

In agosto la stessa categoria ritorna applicata al solo canto, e con un’aggiunta: manifestazione sensibile. È nel canto che l’epifania passa alla percezione, e vi passa attraverso l’udito.

Sensibile, non soltanto visibile.
L’aggettivo comprende l’udito. Un lancio dell’agenzia SIR, ripreso da più testate diocesane, ha invece stampato «manifestazione visibile».

Anche il silenzio appartiene alla forma sonora della celebrazione: Sacrosanctum Concilium 30 lo colloca accanto alle acclamazioni, alle risposte, ai salmi, alle antifone e ai canti, dentro lo stesso elenco, ed è il momento in cui la comunione prende la figura dell’ascolto.

04

L’Amen

C’è un punto della Messa in cui tutto questo si concentra in una parola sola. Al termine della Preghiera eucaristica il sacerdote canta la dossologia e l’assemblea risponde Amen: due funzioni distinte dentro una sola preghiera, e all’assemblea è affidata l’unica parola che ratifica.

Girolamo ci ha lasciato il ricordo di un altro tratto della voce assembleare romana: l’Amen dei fedeli poteva risuonare come un tuono celeste, ad similitudinem caelestis tonitrui Amen reboat.

Tonitruum: la parola che il glossatore carolingio aveva accostato a tonus in margine a una grammatica.

La sintonia comincia con una corda messa in tensione e finisce con un tuono: l’Amen cantato dalla Chiesa.
Fonti e studi

Magistero

Fonti

  • Ignatius Antiochenus, Epistula ad Ephesios 4, 2.
  • Glossa all’Ars Maior di Donato, Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 7490, f. 44v.
  • Guillelmus Autissiodorensis, Summa de officiis ecclesiasticis, ed. F. Fischer, Universität zu Köln.
  • Hieronymus, Commentarii in epistulam ad Galatas, ed. G. Raspanti (CCSL 77A); PL 26.

Strumenti lessicali

  • Vocabolario Treccani, s.v. «sintonìa».
  • H. G. Liddell – R. Scott, A Greek-English Lexicon, s.v. συντονία.

Studi

  • C. M. Atkinson, The Critical Nexus. Tone-System, Mode, and Notation in Early Medieval Music, Oxford University Press, Oxford – New York 2009.
  • C. Campesato, Allegoria modale, LIT Verlag, Zürich 2021.
  • C. Campesato, «In littera et tono», in Rivista Liturgica 110 (2023) 129-156.
C. C.

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