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Il secondo è simile al primo.

Secundum autem simile est huic. Il secondo modo nel tonario di San Marziale, una catechesi in littera et tono

Predicare sui numeri? Il Vangelo lo fa di continuo. Quaranta giorni nel deserto e tre tentazioni, dodici apostoli, dieci vergini di cui cinque sagge, novantanove pecore lasciate per una, settanta volte sette per perdonare. Gesù conta, e quando conta insegna. Nel Vangelo della XXX domenica del Tempo ordinario (anno A) conta fino a due: alla domanda sul comandamento più grande risponde con «il più grande e il primo» e con un «secondo», simile a quello, e conclude che da questi due dipendono tutta la Legge e i Profeti (Mt 22,34-40).

Cercare il senso di quei numeri non è una fantasia da esegeti. Agostino, riflettendo sulla perfezione del numero sei, lo dice senza mezzi termini: ratio numeri contemnenda non est, quae in multis sanctarum Scripturarum locis quam magni aestimanda sit elucet diligenter intuentibus, «la ragione dei numeri non va disprezzata: in molti luoghi delle sante Scritture, a chi guarda con attenzione, appare chiaro quanto debba essere stimata» (De civitate Dei XI,30).

Il Medioevo questa conta l’ha fatta anche fuori dal pulpito, nella scuola di canto. Nel tonario di San Marziale di Limoges il secondo modo si impara con le parole di Mt 22,39, Secundum autem simile est huic, «il secondo poi è simile a questo». E il versetto non vi serve soltanto da promemoria numerico: il simile evangelico coincide con la parentela musicale fra il primo modo e il suo plagale, che la rubrica chiama iunior primi, «il più giovane del primo». La formula insegna così in littera et tono, con la parola e con il suono, e la lezione di teoria diventa catechesi del cantore.

1.La formula

Il tonario di San Marziale occupa i ff. 201v-205v del codice Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 1121, una raccolta musicale dell’abbazia di Limoges dei primi decenni dell’XI secolo. Come ogni tonario, ordina il repertorio secondo gli otto modi. Ogni sezione si apre con una rubrica, una formula d’intonazione di sillabe pseudo-greche e una breve antifona-modello: un versetto evangelico che contiene l’ordinale del modo, da primum a octo.

Primo modo: Noannoeane. Primum quaerite regnum Dei
Primo modo. Noannoeane. Primum quaerite regnum Dei, «cercate anzitutto il regno di Dio» (Mt 6,33). Paris, BnF, lat. 1121, tonario (ff. 201v-205v).
Secondo modo. Plaga proti hoc est iunior primi, «plagale del protus, cioè il più giovane del primo». Noeagis. Secundum autem simile est huic, «il secondo poi è simile a questo» (Mt 22,39). Paris, BnF, lat. 1121, f. 202v (Gallica).

Ascolta il secondo modo: Noeagis. Secundum autem simile est huic (Schola gregoriana del Pontificio Istituto di Musica Sacra, dir. Franz Karl Praßl)

La rubrica dice già molto. Plaga proti: il secondo modo è il plagale del protus, la prima delle quattro famiglie dell’octoechos. Hoc est iunior primi: è il «più giovane» del primo. Autentico e plagale condividono la stessa finalis, il re, ma non lo stesso spazio: il primo si sviluppa sopra la finalis e nel tono salmodico recita sul la; il secondo la tiene al centro del proprio ambito, scende verso il grave e recita sul fa. Due registri, una sola nota d’arrivo.

Il versetto scelto per insegnarlo dice la stessa cosa: il secondo è simile al primo. Nella formula di San Marziale la parola huic, «a questo», porta il melisma modale, e il rimando verbale al primo si distende proprio nel canto del secondo.

Conviene distinguere il dato dall’inferenza. Il dato è che tutte le otto formule contengono l’ordinale del proprio modo: il numero è il criterio dichiarato della serie. L’inferenza è che, fra i luoghi evangelici che nominano un «secondo», il compilatore abbia scelto quello che lo dichiara simile al primo anche per la parentela musicale. Nessuna fonte lo dice; la coincidenza fra lettera e tono, però, è precisa.

2.I testimoni

La formula di Limoges non è isolata. Torna, con poche varianti, in tonari di area diversa, e in uno di essi il sottinteso evangelico diventa esplicito.

TestimoneSegnatura e luogoFormula del II modoDove si legge
Tonario di San Marziale, Limoges, inizio sec. XI Paris, BnF, lat. 1121, f. 202v Plaga proti hoc est iunior primi. Noeagis. Secundum autem simile est huic («plagale del protus, cioè il più giovane del primo»; «il secondo poi è simile a questo») Gallica
Antifonario di Silos, fine sec. XI London, British Library, Add MS 30850, f. 236v (tonario, ff. 235r-241v) Secundum autem simile est huic («il secondo poi è simile a questo») Cantus Index a07756
Serie delle otto formule Paris, BnF, NAL 1235, f. 146r Secundum autem simile est huic («il secondo poi è simile a questo»), II modo MMMO 155517
Bernone di Reichenau, Tonarius, sec. XI Gerbert, Scriptores II, p. 116 Secundum autem simile est huic («il secondo poi è simile a questo») Fenyx/TML
Antifonario di San Gallo, sec. XII St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 388, p. 2 Secundum [mandatum] est amor proximi («il secondo [comandamento] è l’amore del prossimo») e-codices

La formula viaggia: da Limoges a Silos, dove il tonario entra in un antifonario franco-romano della fine dell’XI secolo, e a Reichenau, dove Bernone la colloca fra Primum quaerite («cercate anzitutto») e Tertia dies («il terzo giorno»). Nel tonario di San Gallo, Cod. Sang. 388, la seconda formula non cita più il versetto ma lo spiega: Secundum mandatum est amor proximi, «il secondo comandamento è l’amore del prossimo». Ciò che a Limoges resta implicito qui è detto.

La serie numerica non era però l’unica soluzione. Reginone di Prüm, nel suo tonario, propone come modello del secondo modo un’antifona del repertorio, O sapientia («O Sapienza»). E nel tonario che precede il graduale della chiesa di San Tommaso a Lipsia (Thomas 391) il numero resta, ma cambia il contenuto: le otto formule raccontano le età del mondo secondo Agostino, e la seconda canta Secunda etate natavit archa diluvio, «nella seconda età l’arca galleggiò sul diluvio». Il principio numerico è dato; il testo che lo riempie è una scelta. Per questo la scelta di Mt 22,39 per il secondo modo merita di essere letta.

3.In littera et tono

Il tonario era un libretto di scuola. Il cantore lo apriva nella recordatio, il tempo in cui si preparava la liturgia: rileggeva la formula del modo, ne richiamava il profilo e così sapeva come intonare il salmo e l’antifona. Era un archivio della memoria, e la memoria medievale lavorava per immagini e per parole.

Nelle otto antifone-modello la parola fa due lavori insieme. Aiuta a ricordare, perché il numero del versetto è il numero del modo. E insegna, perché il versetto è Vangelo. Il ragazzo che imparava il secondo modo imparava, con la stessa melodia, il secondo comandamento. Per questo ho parlato di un linguaggio teologico in littera et tono: ciò che il testo dice e ciò che il suono fa si spiegano a vicenda.

Bernone di Reichenau rende esplicito il passaggio dalla scuola alla preghiera. Nel suo tonario le sezioni dei modi sono accompagnate da invocazioni, e quella del secondo si rivolge a Cristo, quo dilectionem Dei et proximi mandasti colere: «tu che hai comandato di coltivare l’amore di Dio e del prossimo». Prima di cantare il secondo tono, il cantore chiedeva di vivere il secondo comandamento. La lezione di teoria finiva in preghiera.

4.Il due

Con il secondo modo il numero smette di essere soltanto un indice. Ma nella tradizione simbolica il due non aveva un significato univoco.

Poteva evocare divisione e conflitto, «duello, scissione, scandalo», come riassume Henri de Lubac. La ragione era anche biblica: alla sera del secondo giorno della creazione manca la frase «e Dio vide che era cosa buona» (Gn 1,8). E l’avversione per il pari arrivava fino alla liturgia: Innocenzo III prescrive che le orazioni della Messa siano in numero dispari.

Il Medioevo però sa anche riabilitarlo. Nell’XI secolo Otlone di Sant’Emmerano osserva che il Figlio, coeterno e coeguale al Padre, può essere detto «secondo» senza alcuna inferiorità: secundus in numeri mysterio potest dici sine controversia catholicae fidei, «nel mistero del numero può essere detto secondo senza contrasto con la fede cattolica». E il Liber Quare, chiedendosi perché le grandi antifone O dell’Avvento siano tutte del secondo tono, risponde che vi parlano i santi dei due Testamenti, l’Antico e il Nuovo, che desiderano e invocano Cristo. In entrambi i casi il due non divide: mette in relazione.

Il Vangelo del grande comandamento porta questa relazione al suo nome proprio, la carità. Gregorio Magno, commentando l’invio dei discepoli a due a due, scrive: binos in praedicationem discipulos mittit, quia duo sunt praecepta caritatis, Dei videlicet amor et proximi, et minus quam inter duos caritas haberi non potest, «manda i discepoli a predicare a due a due, perché due sono i precetti della carità, cioè l’amore di Dio e del prossimo, e con meno di due non si può avere carità». E ne dà la ragione: nemo enim proprie ad semetipsum habere caritatem dicitur, sed dilectione se in alterum tendit, ut esse caritas possit, «nessuno infatti, in senso proprio, si dice che abbia carità verso se stesso: l’amore si tende verso un altro, perché possa esserci carità» (Hom. in Ev. I,17,1). La carità non si dà con meno di due. Il due è il primo numero in cui c’è un altro.

Il rapporto fra autentico e plagale offre allora un’immagine per meditarlo. Il secondo modo scende in un registro più grave, dove il primo non va, e raggiunge la stessa finalis. Sul piano dell’allegoria, l’amore del prossimo non è un secondo amore: è lo stesso amore, cantato più in basso.

5.Ritorno alla liturgia

Resta da chiedersi se la formula sia passata dalla scuola al coro. Per il primo modo la risposta è sì, almeno per le parole: Primum quaerite regnum Dei, «cercate anzitutto il regno di Dio», è anche un’antifona evangelica dell’Ufficio, con un testo più esteso, e in più fonti è del primo modo (Cantus 004377); per esempio nell’antifonario di Einsiedeln, alla XVI domenica dopo Pentecoste (Stiftsbibliothek, 611, f. 145r). Il database MMMO dà lo stesso identificativo alla formula del tonario di NAL 1235 (f. 146r, MMMO 155516): il legame catalografico c’è, l’identità delle melodie andrebbe verificata sulle notazioni.

Per Secundum autem simile est huic, nei repertori che ho potuto consultare, un’antifona liturgica non risulta. E l’antifona dell’Ufficio che mette in musica proprio questo Vangelo, Magister, quod est mandatum magnum in lege, «Maestro, qual è il grande comandamento della Legge?», non contiene le parole del secondo comandamento e nell’antifonario di San Gallo Cod. Sang. 388 (p. 425) è dell’ottavo modo. Il legame fra secondo comandamento e secondo modo sta dunque nella scuola. Ma la scuola formava chi poi cantava la liturgia.

Nella XXX domenica per annum (del Tempo ordinario) il Graduale Romanum assegna due canti nel secondo modo: l’introito Laetetur cor quaerentium Dominum, «gioisca il cuore di chi cerca il Signore» (Sal 104,3-4), e la communio Laetabimur in salutari tuo, «esulteremo nella tua salvezza». Non nacquero per questo Vangelo. Vengono dal repertorio feriale, soprattutto dalla IV settimana di Quaresima, e Laetetur cor torna anche alla IV domenica per annum; la loro collocazione non prova una scelta legata al secondo comandamento. Offre però un’occasione d’ascolto. La Messa si apre e si chiude su quel re, nel registro grave del plagale, e chi ha imparato il secondo modo su Secundum autem simile est huic può riconoscerlo: il secondo è simile al primo, e finisce dove finisce il primo.

Il tonario di San Marziale non spiega la propria scelta: la mostra. Ponendo sul secondo modo le parole di Mt 22,39, fa coincidere tre ordini di realtà: il posto nella serie, la parentela fra autentico e plagale e il comandamento che il Vangelo dichiara simile al primo. Per il cantore che lo imparava, il numero era insieme indice modale, parola evangelica e norma di vita, in littera et tono. È la ratio numeri di cui parlava Agostino, esercitata in una scuola di canto.

Fonti e studi
  • Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 1121, Tonarius Sancti Martialis Lemovicensis, ff. 201v-205v: Gallica.
  • London, British Library, Add MS 30850, f. 236v (antifonario di Silos, tonario ai ff. 235r-241v): Musica Hispanica.
  • Paris, BnF, NAL 1235, f. 146r: Secundum autem, MMMO Database, scheda 155517; Primum quaerite, con Cantus ID 004377, MMMO Database, scheda 155516.
  • St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 388, antifonario di San Gallo, sec. XII (non l’antifonario di Hartker, Cod. Sang. 390-391): tonario, p. 2; Magister, quod est mandatum magnum, p. 425, Cantus ID 003659: e-codices, Cantus Database.
  • Einsiedeln, Stiftsbibliothek, 611, f. 145r: Primum quaerite regnum Dei, antifona evangelica, Dom. 16 p. Pent., I modo, Cantus ID 004377 (e-codices; elenco delle fonti in Cantus Database).
  • Leipzig, Thomas 391 (Depositum der Ev.-Luth. Kirchgemeinde St. Thomas), tonario del Thomas-Graduale, pp. 25-29.
  • Biblia Sacra Vulgata, Mt 22,34-40. XXX domenica del Tempo ordinario, anno A: Es 22,20-26; Sal 17; 1 Ts 1,5-10; Mt 22,34-40.
  • Graduale Triplex, Solesmes 1979, p. 357 (Laetetur cor); R.-J. Hesbert, Antiphonale Missarum Sextuplex, nn. 64 e 191: scheda gregorien.info. Laetabimur in salutari tuo, Cantus ID g00788: Cantus Database.
  • Augustinus, De civitate Dei XI,30, ed. B. Dombart – A. Kalb (CCSL 48): testo latino e traduzione, BKV.
  • Gregorius Magnus, Homiliae in Evangelia I,17,1, ed. R. Étaix (CCSL 141); PL 76, 1139.
  • Berno Augiensis, Tonarius, in M. Gerbert, Scriptores ecclesiastici de musica sacra potissimum, II, St. Blasien 1784, pp. 114-124, in particolare pp. 115-116 (Fenyx/TML); PL 142, 1122.
  • Regino Prumiensis, Tonarius, edd. S. Lebedev – A. Mariani – T. J. Mathiesen (Thesaurus Musicarum Latinarum), 1995.
  • Othlonus Ratisbonensis, Dialogus de tribus quaestionibus, PL 146, col. 105: testo latino.
  • Innocentius III, De sacro altaris mysterio, ed. S. Fioramonti (Monumenta studia instrumenta liturgica 15), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, p. 142.
  • Liber Quare, 119-120.
  • C. M. Atkinson, The Critical Nexus. Tone-System, Mode, and Notation in Early Medieval Music, Oxford University Press, Oxford – New York 2009.
  • A. M. Busse Berger, La musica medievale e l’arte della memoria, Fogli Volanti, Roma 2008, 65-194.
  • H. de Lubac, Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura, vol. 4, p. 25.
  • M. Huglo, Les tonaires: inventaire, analyse, comparaison (Publications de la Société Française de Musicologie 2), Paris 1971.
  • M. Huglo, «Les formules d’intonation “noeane noeagis” en Orient et en Occident», in M. Huglo – M. Peres – C. Meyer (eds.), Aspects de la musique liturgique au Moyen Age, Créaphis, Paris 1991, 43-54.
  • C. Campesato, Allegoria modale, LIT Verlag, Zürich 2021.
  • C. Campesato, Le antifone mnemonico-didattiche del Tonario di San Marziale di Limoges, Pes Allegoricus, 6 ottobre 2022.
  • C. Campesato, «In littera et tono. Un linguaggio teologico dalle otto antifone mnemonico-didattiche del tonario di San Marziale di Limoges», Rivista Liturgica 110 (2023) 213-240.
  • C. Campesato, «“In littera et tono”. Un lenguaje teológico a partir de las ocho antífonas mnemónico-didácticas», Phase 65/378 (2025) 511-543.
  • Conferenza del 28 maggio 2022 con la Schola gregoriana del PIMS: video della conferenza; secondo modo, Secundum autem simile est huic.
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