
Baptizat miles regem servus Dominum suum Joannes Salvatorem aqua Jordanis stupuit columba protestatur paterna vox audita est hic est filius meus
Il soldato battezza il re, il servo il suo padrone, Giovanni il Salvatore,
L’acqua del Giordano si stupisce, la colomba dà testimonianza, si udì la voce del padre: questo è mio figlio.
Battesimo deriva dal greco: βαπτισμός (baptismos) e significa propriamente «immersione». Anticamente, il suo rito prevedeva l’immersione totale della persona nell’acqua. Il luogo in cui si svolgeva, il battistero, rappresenta il fiume Giordano e, nelle sue acque, si entrava con un percorso, a gradini, discensionale e ascensionale.
Entrare e uscire dalle acque del Giordano: questa l’esperienza che si viveva mentre era celebrato il sacramento del Battesimo
.Non ci sorprende, allora, se anche la tradizione del canto gregoriano ha cercato di fare memoria di questa immersione proprio cantando una delle antifone di questa festa.
Sappiano che la sua collocazione alla domenica che chiude il Tempo di Natale è recente e di come, della manifestazione della divinità di Gesù, si cantasse dentro il triplice mistero dell’Epifania:
L’Antifonale Romano del 2020, per la la festa In Baptismate Domini, ha conservato, come prima antifona delle lodi, un esempio raro ed esemplare di eleganza ed eloquenza stilistica frutto dell’estetica del canto gregoriano. Il Battesimo è dipinto coi neumi. Il verbo baptizat: battezza, si immerge nell’ambito grave della tessitura sonora realizzata dall’arco melodico della frase: “Il soldato battezza il Re”. Anche se è Giovanni a compiere l’azione, l’umile servo e soldato di Cristo si canta col suono più grave per riemergere, fuori dalle acque simboliche del tenor, e gridare, con sobria esultanza all’acuto, al re che ci ha redenti. Lui è il vero soggetto del quadro.
Lo stesso testo è consenta nella tradizione ambrosiana dove, alla Messa, troviamo questo Transitorium:
La lucerna parla al Sole
e la voce parla al Verbo.
Oltre alla Scrittura, i testi delle antifone attingono ai Padri ed, in particolare, a san Gregorio Nazianzeno e il suo discorso sul Battesimo del Signore conosciuto come
“Oratione in sancta Lumina”
Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste.
Sono io che devo ricevere da te il battesimo (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiate»
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.(Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo)
La Chiesa, in questa festa, canta l’inizio di una nuova era nella Storia della Salvezza.
Come dom Prosper Gueranger scrive: “Il nostro divino Re va anche egli al fiume, non per cercarvi la santificazione, poiché egli è il principio di ogni giustizia, ma per dare finalmente alle acque la virtù di produrre, come canta la Chiesa, una razza nuova e santa”.
È il paradosso del Battesimo del Signore!
Gesù, pur essendo senza peccato, si sottomette al battesimo di Giovanni, solidarizzando con l’umanità peccatrice: il servo battezza il Signore, il profeta battezza il Salvatore, l’uomo battezza Dio fatto uomo.
